Se il Prologo ci ha svelato la teoria (theōreîn: vedere) della luce, il primo capitolo di Giovanni ci scaraventa nella pratica dell’incontro.
La scena è quasi cinematografica: due uomini seguono un altro uomo che cammina. Non sanno bene perché lo fanno, ma sentono che quel nel passare-accanto li riguarda.
È affascinante notare che la prima parola pronunciata da Gesù nel Quarto Vangelo non è un insegnamento, ma un interrogativo: «Che cosa cercate?» (Gv 1,38). Gesù non chiede “Chi sono io?”, ma scava nel cuore di chi lo segue. La comunione cristiana non inizia con l’accettazione di un pacchetto di verità preconfezionate, ma con il risveglio di un’attesa.
L’avventura cristiana inizia dove c’è qualcuno che ha ancora il coraggio di cercare.
Il metodo del «rimanere»
I discepoli rispondono con un’altra domanda: «Maestro, dove dimori?». Vogliono condividere uno spazio vitale. Non chiedono un manuale, ma un’esperienza.
La risposta di Gesù, «Venite e vedrete», è il metodo permanente della Chiesa. La comunione non si spiega, si abita. Quel «rimanere» con Lui (erano circa le quattro del pomeriggio, annota l’evangelista con la precisione di chi ha i brividi nel ricordo) è la radice di ogni cammino ecclesiale. Senza questo tempo “perso” a dimorare presso di Lui, le nostre strutture ecclesiali rischiano di diventare uffici di servizi religiosi, forse efficienti ma senz’anima.
La comunione è già missione
L’incontro con Cristo ha una forza transitiva”.
Andrea trova Pietro, Filippo trova Natanaele. Non è proselitismo, è la gioia dell’incontro che tracima. La comunione giovannea non è un circolo chiuso, ma una catena di sguardi:
- Lo sguardo di Giovanni Battista che indica l’Agnello.
- Lo sguardo di Gesù su Simone, che ne vede già il futuro (Cefa).
- Lo sguardo di Gesù su Natanaele sotto il fico, prima ancora che lui lo conoscesse.
Siamo una comunità quando siamo capaci di essere ponti che conducono altri a quell’incontro. Se la nostra parrocchia non dice più «Vieni e vedi», significa che abbiamo smesso di dimorare con il Maestro.
Un impegno per la settimana
Fermati un istante. Prova a ricordare il tuo primo incontro, le tue “quattro del pomeriggio”. Chi è stato il tuo Andrea o il tuo Filippo? La comunione si nutre di memoria grata.






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