ISOLA DI CAPO RIZZUTO (KR) – Una celebrazione comunitaria intensa e carica di significato ha segnato, venerdì 20 febbraio, l’inizio del cammino quaresimale per la Chiesa crotonese. Presso il Santuario “Madonna Greca”, sacerdoti e laici provenienti da tutta la diocesi si sono riuniti per un momento di preghiera e di riflessione condivisa, alla presenza delle televisioni e delle testate giornalistiche locali.
A presiedere la liturgia è stato monsignor Giovanni Checchinato, arcivescovo di Cosenza – Bisignano, intervenuto in qualità di delegato regionale della Commissione Migrantes, insieme all’arcivescovo di Crotone – Santa Severina, monsignor Alberto Torriani.
L’appuntamento si è inserito nel solco del ricordo del naufragio di Steccato di Cutro del febbraio 2023, una ferita ancora aperta nel territorio e nella coscienza collettiva. La celebrazione ha voluto offrire non soltanto una memoria commemorativa, ma una lettura degli eventi alla luce del Vangelo, chiedendo alla comunità credente di interrogarsi sulla durezza, sulla sensibilità e sulla superficialità che troppo spesso accompagnano il racconto pubblico delle migrazioni.
Nel corso dell’omelia, è emersa con forza l’esigenza di vivere la Quaresima come tempo autentico di verifica personale e comunitaria: chiedere perdono, invocare la pace, assumersi responsabilità. Un processo interiore lungo, fatto di onestà, capace di smascherare le distorsioni di una narrazione che riduce le persone a numeri, che proclama statistiche aride mentre restano sconosciuti ai media tanti eventi nefasti che si consumano ai confini dell’Europa.
Non si può chiedere perdono – è stato ricordato – se continuano ad accadere morti di innocenti anche a causa di accordi economici e di potere. Il fenomeno migratorio domanda una consapevolezza più profonda: riconoscere il valore intrinseco di ogni persona coinvolta, il peso di un mondo che brucia, il dono della responsabilità dei fratelli verso i fratelli.
In questo tempo segnato da conflitti e paure, il volto del fratello che approda sulle nostre coste può diventare il segno che pone fine alla lunga notte nell’attesa dell’aurora. È la pace – quella capace di rimettere i debiti e di ricostruire relazioni – la via indicata alla comunità cristiana, chiamata a trasformare la memoria in impegno concreto e la preghiera in scelta di giustizia.








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