La quarta domenica di Pasqua ci riporta al cuore di un’immagine decisiva: Gesù è il Pastore, ma anche la Porta attraverso cui passa la vita.

Nel Vangelo, la sua voce si distingue tra mille altre. Non impone, non confonde, non schiaccia. Chiama per nome. È una voce che riconosce e fa emergere ciò che in noi è vero, anche quando siamo dispersi o incerti.

Gli Atti degli Apostoli parlano di un momento sorprendente: la folla “si sente trafiggere il cuore”. Non è paura, ma apertura. È l’istante in cui la Parola smette di essere esterna e diventa interiore, trasformando lo sguardo sulla propria vita.

Cristo non resta distante. Cammina davanti a noi e apre un passaggio dove sembrava non esserci uscita. In Lui la paura diventa fiducia, e la solitudine relazione.

Nell’Eucaristia questa presenza si fa concreta: non un ricordo, ma un incontro che nutre e cambia. Non siamo spettatori, ma commensali chiamati a condividere la sua stessa vita.

E non è richiesta una perfezione preliminare. Il Risorto entra proprio nelle nostre fragilità. “Dalle sue piaghe siamo stati guariti”: la salvezza passa attraverso ciò che è ferito e assunto.

Questa domenica ci invita a riconoscere la sua voce, ad attraversare la sua porta, e a lasciarci condurre dentro una vita più vera.


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