Oggi contempliamo Maria accolta nella gloria di Dio con tutta la sua persona, anima e corpo. In lei la Chiesa riconosce già compiuta la promessa che riguarda ciascuno di noi: la nostra vita non è destinata al nulla, il nostro corpo non è uno scarto, l’amore vissuto non andrà perduto.
La prima lettura ci presenta «una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle» (Ap 12,1). È un’immagine luminosa, ma non priva di ombre: la donna grida per le doglie del parto ed è minacciata dal drago. La gloria che vediamo in Maria, simbolo anche della Chiesa, quindi di ciascuno di noi, non cancella le ferite della storia: ci assicura, piuttosto, che il male non avrà l’ultima parola.
Anche il Vangelo non ci mostra una donna immobile e lontana. Dopo aver accolto l’annuncio dell’angelo, ella si mette in viaggio e raggiunge in fretta Elisabetta. La prima azione come Madre del Signore è un gesto di prossimità: si alza, si mette in cammino, entra in una casa, si prende cura di un’altra donna.
Maria porta (a) Gesù:la sua fede diventa presenza, incontro e servizio.
È dentro la casa di Elisabetta, la casa del servizio e della gioia condivisa, che nasce il Magnificat. Maria non canta perché tutto è improvvisamente diventato facile, ma perché ha riconosciuto Dio all’opera nella piccolezza della sua vita. Il Signore della storia rovescia le logiche del mondo: disperde i superbi, depone i potenti, innalza gli umili, ricolma di beni gli affamati. Il canto di Maria annuncia una speranza concreta, capace di attraversare anche le ingiustizie e le contraddizioni della storia. Una speranza che prende corpo.
Una festa che parla della nostra vita
Celebrare l’Assunzione significa affermare il valore dell’intera persona umana. Dio non salva soltanto una parte spirituale di noi: ama anche quel corpo con il quale lavoriamo, soffriamo, abbracciamo, serviamo e costruiamo relazioni.
Il corpo di Maria, che ha intessuto l’umanità di Gesù, è assunto nella gloria. In lei comprendiamo che tutto ciò che viene vissuto nell’amore è condotto alla pienezza.
San Paolo proclama che Cristo è risorto dai morti, «primizia di coloro che sono morti» (1Cor 15,20). Maria assunta è il primo frutto pienamente maturo della Pasqua del Figlio. Guardando lei, vediamo anticipato ciò che speriamo: la vittoria della vita sulla morte e la comunione definitiva con Dio.
La nostra comunità sotto lo sguardo di Maria
Per noi, comunità parrocchiale che porta il nome dell’Assunta, questa solennità ha il sapore particolare di una festa di famiglia. Maria ci insegna che una comunità cristiana è davvero tale quando sa mettersi in cammino, entrare nelle case e riconoscere le necessità degli altri.
Venerare Maria non significa soltanto rivolgerle canti e parole devote. Significa imparare il suo stile: ascoltare la Parola, fidarsi di Dio, mettersi in cammino, servire e cantare la speranza anche nei momenti difficili.
In una stagione segnata da guerre, solitudini, paure e disprezzo per la vita, la solennità dell’Assunzione ci invita ad alzare lo sguardo. Non per dimenticare la terra, ma per amarla con maggiore responsabilità. Il cielo verso il quale Maria ci precede comincia per noi ogni volta che una persona viene accolta, una ferita curata, un affamato ricolmato e un umile rialzato.
Maria assunta in cielo accompagni la nostra comunità. Ci renda una casa aperta, una presenza premurosa e un popolo capace di camminare nella speranza.
Buona festa dell’Assunta a tutti!





Lascia un commento