Le letture di questa domenica ci fanno attraversare un confine. Isaia annuncia che gli stranieri saranno condotti sul monte santo, perché la casa del Signore sarà chiamata «casa di preghiera per tutti i popoli». San Paolo contempla una misericordia capace di raggiungere tutti. Nel Vangelo, infine, una donna cananea (straniera e pagana) sorprende Gesù e i discepoli con la grandezza della sua fede.
La Parola ci pone davanti a una domanda: chi può sentirsi veramente accolto da di Dio?
Confini violati
Gesù si ritira nella regione di Tiro e Sidone, fuori dal territorio d’Israele. Qui gli va incontro una donna che Matteo identifica attraverso l’appartenenza a un popolo storicamente nemico: è una straniera, una pagana, una persona che, secondo le idee religiose del tempo, non avrebbe alcun titolo per rivolgersi al Messia d’Israele.
Eppure la donna grida: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio».
La sua preghiera nasce dal dolore di una madre. Non domanda qualcosa per sé, ma porta davanti a Gesù la sofferenza della figlia. Il male che colpisce la ragazza attraversa anche la madre: «Pietà di me», dice. L’amore ha reso inseparabili le loro ferite.
Gesù, però, inizialmente non le rivolge parola. È un silenzio difficile, che mette a disagio anche noi. I discepoli vorrebbero allontanare la donna, non perché abbiano compassione di lei, ma perché le sue grida li infastidiscono. Non vedono una madre ferita: vedono un disturbo.
Quante volte accade anche nelle nostre comunità? Il grido di chi è oltre i confini può disturbare i programmi, mettere in discussione le abitudini e costringerci a uscire dalle nostre rassicuranti classificazioni.
Briciole e cagnolini
Il dialogo diventa ancora più duro. Gesù richiama la priorità della sua missione verso «le pecore perdute della casa d’Israele» e usa un’immagine domestica: non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini.
La donna non si offende e non si ritira. Entra con intelligenza nell’immagine proposta da Gesù e la apre a una possibilità nuova: «È vero, Signore; eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
Non pretende di togliere il pane a qualcuno. Ha compreso, però, che sulla tavola di Dio il pane è così abbondante da poter raggiungere anche chi viene considerato lontano. Le basta una briciola, perché sa che anche una briciola della misericordia di Dio contiene una forza capace di guarire.
La sua fede non consiste nell’accettare passivamente un’esclusione. È una fede che persevera, dialoga e cerca una breccia. La donna resta davanti al Signore anche quando tutto sembra respingerla: il silenzio di Gesù, l’impazienza dei discepoli, la distanza religiosa e le parole difficili.
Alla fine Gesù proclama davanti a tutti: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia è guarita.
Nel Vangelo di Matteo, i discepoli vengono spesso rimproverati per la loro «poca fede». A questa donna straniera, invece, Gesù riconosce una fede grande. Colei che sembrava lontana diventa maestra per quanti si consideravano vicini.
Una casa per tutti i popoli
La prima lettura ci offre la chiave per comprendere il Vangelo: «La mia casa si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli».
La casa di Dio non può trasformarsi in un recinto nel quale alcuni si sentono proprietari e altri soltanto tollerati. Non siamo noi a stabilire fino a dove possa arrivare la sua opera. Dio continua a sorprenderci facendo germogliare una fede autentica anche fuori dai confini nei quali pensavamo di averlo racchiuso.
Questo non significa che ogni differenza sia irrilevante. Isaia unisce l’accoglienza universale a un invito preciso: «Osservate il diritto e praticate la giustizia». L’appartenenza al popolo di Dio non è un privilegio da difendere, ma una chiamata a vivere secondo la giustizia e a servire il Signore.
Anche san Paolo ricorda che «i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili». Nessuno può vantare diritti davanti a lui. Tutti siamo stati raggiunti dalla sua grazia e tutti continuiamo ad averne bisogno.
Per la nostra comunità
La donna cananea ci consegna tre atteggiamenti per il nostro cammino.
Una preghiera che non si arrende. Anche quando Dio sembra tacere, possiamo rimanere davanti a lui e affidargli con perseveranza le persone che portiamo nel cuore.
Una fede capace di attraversare i confini. Il Signore può venirci incontro attraverso persone, storie e domande che non appartengono ai nostri ambienti abituali.
Una comunità che ascolta il grido. Chi bussa alla nostra porta non deve essere percepito come un fastidio. Dietro una richiesta insistente può esserci una sofferenza che domanda ascolto, dignità e cura.
Il Vangelo di questa domenica ci invita ad allargare la tavola. Il pane di Dio non diminuisce quando viene condiviso e la sua casa diventa veramente sua soltanto quando nessuno è considerato straniero.
La fede della donna cananea ci aiuti a perseverare nella preghiera e insegni alle nostre comunità a riconoscere la misericordia di Dio, che supera ogni confine.





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